Il 25 agosto, nei locali del Museo archeologico di Portoferraio, il Prof. Tommaso Empler del Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura alla Università La Sapienza di Roma, ha presentato i risultati del suo studio sul “Sistema Difensivo Esterno a Portoferraio”. Un originale progetto che sta portando avanti “in primis” in collaborazione con il Gruppo Storico Culturale “La Torre“ di Marina di Campo, e poi con altri partner elbani, tra i quali Italia Nostra Arcipelago Toscano.
Mai fino ad oggi è stata fatta una ricognizione così dettagliata di luoghi che scandiscono la nostra memoria attraverso cinque secoli, dal periodo mediceo fino alla Seconda Guerra Mondiale. Ed è proprio questa la grande peculiarità di una ragnatela di postazioni, il cui utilizzo è stato ovviamente adeguato alle diverse esigenze conseguenti ai cambiamenti intervenuti nel tempo.
Ascoltando il racconto appassionato e contagioso dell’amico Tommaso, anche la mia mente è volata alle esperienze “di campo” avute in questi luoghi, tutti panoramici e la maggior parte dei quali ancora intatti; in particolare:
– Monte Albero o Montebello, che dir si voglia, dove anni fa, dopo che alcuni amici e soci avevano pulito il sentiero di accesso, permettendo così a tante persone di godere dell’interessante stato di conservazione del forte e della grande vista sulle spiagge bianche e su Portoferraio;– il Forte Inglese che, grazie all’impegno determinato e pluriennale di stimolo di Italia Nostra all’Amministrazione comunale, ha beneficiato di un finanziamento regionale che ha permesso lo sgombero di ospiti abusivi e la conseguente necessaria ristrutturazione;– la collinetta Saint Cloud che abbiamo cercato invano di salvaguardare, ma sulla quale la Soprintendenza ha dato il via libera all’attuale insediamento di una zona commerciale;– il cosiddetto “Point du Jour” che corrisponde al luogo dove negli anni ’50 sorgeva il Cantierino, sede dell’ormeggio del barchettino di mio zio Prezioso;– la batteria militare delle Grotte, che è a disposizione del progetto del prof. Empler poiché, in qualità di effettivi gestori del sito archeologico, lo stesso può essere oggi fruito solo grazie alla creazione della Fondazione Villa romana delle Grotte;– Il Lazzeretto, dove stiamo portando avanti un’iniziativa per sollecitare la soluzione della vicenda del Palazzo Coppedè.
Da tutto ciò si evince l’importanza del lavoro dell’arch. Empler incentrato su luoghi che esulano dal classico focus Medici-Napoleone. Riteniamo che sia ineludibile fare in modo che questo progetto prenda forma attraverso il coinvolgimento delle istituzioni e della comunità locale, con l’obiettivo di farne un museo diffuso.
Nel nostro classico approccio di coerenza con i principi di tutela e conservazione del patrimonio artistico, architettonico e ambientale del territorio, entra a pieno merito, dato che intercetta luoghi e persone della nostra Memoria. Anche in questo caso, dunque, mettiamo in campo alcune attività fondamentali, assi portanti di un processo che coinvolge la Comunità locale che intende tutelare e valorizzare il Bene, trasformandosi pian piano in Comunità Patrimoniale.
Una Comunità Patrimoniale è costituita da persone che attribuiscono valore ad aspetti specifici del patrimonio culturale, che essi desiderano, nel quadro di un’azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future. Questa interazione pubblico-privato è ormai un passo obbligato che, se compreso da entrambe le parti, può raggiungere obiettivi ambiziosi e può anche fare da battistrada ad una nuova visione di turismo, che non si limiti ad essere solo sostenibile, ma che coinvolga il visitatore, che contribuisce a sua volta a creare valore sociale, economico e ambientale.ITALIA NOSTRAArcipelago Toscano

