inquinamento luminoso alle ghiaie
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Sbiadito il ricordo delle lotte appassionate contro la “cattiva” Terna, non si parla più, o mai abbastanza, di inquinamento luminoso all’Elba. Eppure le emergenze luminose sono in aumento, parallelamente all’inevitabile sviluppo e crescita dell’isola. Ridurre l’inquinamento luminoso non vuol dire “spegnere le luci”, ma cercare di illuminare le nostre città in maniera più corretta senza danneggiare le persone e l’ambiente.

Il maggiore impatto viene dal porto commerciale di Portoferraio, realizzato secondo norme tecniche che non tengono in nessuna considerazione l’ambiente delicato in cui si inseriscono, quale la rada di Portoferraio. Il secondo fattore di aumento è il collegamento tra sicurezza/promozione di esercizi commerciali e potenza dell’illuminazione notturna. Il risultato è che un sempre maggiore uso di lampioni con luci forti e abbaglianti sta diventando la norma. Il terzo fattore è l’aumento di lampioni per le strade elbane, l’ultima generazione dei quali, nonostante il risparmio energetico proposto, è a forte luce bianca che può produrre abbagliamento e distrazione degli automobilisti.

La zona portuale e commerciale di Portoferraio ha, già da diversi anni ormai, creato quello che si può considerare un danno irreversibile, la trasformazione del profilo notturno della città, con un effetto di cielo rosato tipico finora solo del continente.

Desta quindi stupore e sgomento la scelta del Comune di Portoferraio di dotare la spiaggia e il lungomare delle Ghiaie di una illuminazione di tipo industriale in una zona limitrofa al centro storico, per un uso non industriale. Non si tratta né di un parcheggio in un centro commerciale, né di una zona industriale, né di un campo sportivo. La decisione sorprende ancora di più Italia Nostra, che ha da poco iniziato una interessante collaborazione con il Comune per avviarsi alla candidatura di Cosmopoli sito Unesco. I requisiti comprendono non solo il singolo monumento o centro storico di pregio, ma considerano tutta la zona limitrofa, e, non ultimo, anche l’orientamento dell’intera comunità verso i valori che da tale centro storico emanano.

La spiaggia delle Ghiaie, pietra miliare nella natura, cultura, immaginario popolare, storia, paesaggio di Portoferraio, spiaggia presa, insieme alla Padulella e Capobianco, a titolo di esempio per i messaggi promozionali di tutta l’Elba, è un luogo da proteggere e valorizzare solo secondo criteri di armonia che prendano spunto dal contesto in cui si trova, e non seguendo un erroneo concetto di modernità, che stravolge di fatto il luogo. L’illuminazione esagerata nelle zone artistiche e nei centri storici non mette in risalto la bellezza dei monumenti ma la deturpa.

Questi criteri paesaggistici comprendono anche la salvaguardia della biodiversità marina e costiera. Infatti la zona di Tutela biologica delle Ghiaie-Scoglietto-Capo Bianco, istituita nel lontano 1971, subisce un notevole impatto da parte di una simile illuminazione, che altera le abitudini della fauna ittica e dell’avifauna marina, provocando un disturbo intollerabile in un’area di tutela biologica. Ci chiediamo se il Comune di Portoferraio abbia attuato una qualche valutazione ambientale sull’inquinamento luminoso al quale sono sottoposte le specie che l’area di tutela biologica deve proteggere e se chi ha il compito di gestirla sia stato coinvolto nell’esame di questo progetto che non può che alterare habitat e specie.

Ci chiediamo anche perché il Ministero dell’Ambiente non trasferisca finalmente la gestione dell’area marina al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, che potrebbe così gestirla secondo parametri europei e di buon senso ambientale, che in questo caso di clamoroso inquinamento luminoso ci sembrano essere stati del tutto ignorati.

Ripensare, mitigare e rendere ambientalmente e paesaggisticamente sostenibile quella illuminazione inquinante potrebbe concorrere a completare e dare valore alla candidatura stessa di Cosmopoli a Patrimonio dell’Umanità: la zona contiene infatti “gli habitat più importanti e significativi per la conservazione in sito delle diversità biologiche, comprese quelle contenenti specie minacciate di eccezionale valore universale dal punto di vista scientifico o della conservazione”.

Ma la conservazione e il punto di vista scientifico ci sembrano siano stati abbandonati, per minacciare e disturbare ancora di più le specie con una illuminazione pubblica eccessiva e che non tiene conto in alcun modo dell’inquinamento luminoso di un’area così delicata.

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