Gian Antonio Stella consacra, dalle pagine del Corriere della Sera, la scelta del primo ministero che in questa Repubblica fondata sulla Bellezza – così non è ma così dovrebbe essere – accorpa Beni Culturali e Turismo. Ma c’è anche chi, come Ernesto Galli della Loggia, nutre qualche perplessità. D’altronde era prevedibile: c’è il timore che il patrimonio culturale venga subordinato alle esigenze turistiche, il terreno è scivoloso e bisogna agire con delicatezza e rispetto per non trasformare il Bel Paese in un lunapark culturale.
La questione prioritaria sembra, però, essere un’altra: la restituzione della giusta centralità a dicasteri che son sempre stati considerati secondari, pur essendo cruciali per lo sviluppo. La prima sfida di Massimo Bray sarà quindi far comprendere al Consiglio dei Ministri che di Belle Arti e Turismo si vive e che quanto investito in questo campo, se ben investito, ritorna sempre moltiplicato. Basti pensare al nuovo Louvre di Lens, che ha previsto un rientro che supera di 7 volte l’investimento, e al Guggenheim di Bilbao, che in 7 anni ha avuto ritorni 18 volte superiori al capitale impegnato. Il Bel Paese da guarire, da risanare, è quello del paesaggio più bello del mondo, dei monumenti, ma anche quello della gastronomia e, perché no, dello shopping, elementi che, nell’insieme, hanno fatto del Bel Paese la destinazione più ambita al mondo. E, in passato, anche la destinazione più visitata, perché è dal 1997 che, purtroppo, abbiamo perso questo primato, superati da Francia, USA, Spagna e Cina. La domanda sorge allora spontanea: perché l’Italia, che rimane il primo Paese nei sogni del turisti, non è il più visitato? A nostro sfavore, primo fra tutti, gioca il rapporto qualità-prezzo. In primis bisognerebbe recuperare qualcosa dal bilancio statale, la cui percentuale destinata al MiBAC è caduta dallo 0,39 per cento del 2000 all’attuale 0,20%. in contemporanea vi sono da ripianificare le strategie, trovare nuovi accordi con gli enti locali, in un’ottica condivisa e d’insieme, riformare e ripulire i settori dalle incrostazioni clientelari, progettare sul lungo periodo e prendere spunto dagli esempi positivi, che sicuramente ci sono.

Fonte: Daring to do

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