Nelle Isole dell’Arcipelago i segni della primavera arrivano fin da febbraio quando, nelle macchie e nelle garighe, si diffondono i tenui colori gialli, e i profumi delle prime fioriture. Per Paola Muscari e Mariapia Cunico “ è l’ora di ricominciare”! Ricomincia così un viaggio che era iniziato fra i giardini , gli orti e gli agrumeti dell’Elba e che, con la collaborazione di Alessandra Contiero e le foto di Marco Gulinelli e Ennio Boga, si allarga alle altre isole, alle formiche e agli scogli del “Grande mare “ toscano.

Si scoprono nuovi giardini. Paesaggi costruiti e spesso dimenticati, nei fari, nelle torri, nelle fortezze, nelle carceri, nelle ville romane, nei monasteri, nelle campagne di Gorgona, Capraia, Elba , Pianosa, Montecristo, Africhella, Giglio e Giannutri. Si scopre un insieme di diversità geologiche e botaniche; di vicende storiche e tradizioni; di assetti sociali ed economici, che si sviluppa per un centinaio di miglia, lungo le coste del “ Grande Mare “ toscano, parte integrante di “Pelagos”, il Santuario internazionale dei cetacei.

I paesaggi e la geografia dell’Arcipelago sono l’istantane di una lunga serie di eventi geologici che in centinaia di milioni di anni ne hanno modellato le terre – unendole e dividendole dal continente-, definito il numero ed i contorni delle isole, i profili dei monti e delle coste; condizionando i popolamenti vegetali ed animali e le prime frequentazioni dei cacciatori e raccoglitori del Paleolitico. Poi, “ appena” otto o novemila anni fa, arriva la “ Rivoluzione neolitica”, seguita qualche migliaio di anni dopo da quella eneolitica. Piccoli gruppi di agricoltori , allevatori, ceramisti e cercatori di metalli, iniziano a popolare i territori. Nei secoli a cavallo fra il secondo ed il primo millennio avanti Cristo, comunità del bronzo finale e del primo ferro, lasciano le loro testimonianze più o meno palesi in tutte le Isole. Poi i fenici, i greci e gli etruschi e un paio di migliaia di anni fa, più o meno quando nasceva la grande pianta di tasso che domina ancora l’Arcipelago dalla vetta del Capanne- si edificano le ville imperiali romane di Giannutri, Giglio, Pianosa, Elba e Gorgona con i loro orti e giardini. Le prime evidenti tracce di un sentiero, che- attraverso monaci, eremiti , chiese bizantine e romaniche; torri e fortezze pisane, genovesi , appianee, medicee , spagnole; incursioni saracene; guerre fra “ grandi potenze”; ville napoleoniche ed edifici carcerari; miniere di ferro e cave di granito, vigne , magazzini , tonnare; giardini e dimore del buen retiro, porta a quei mirabili” paesaggi costruiti” dove si incrociano natura , storia e tradizioni dell’Arcipelago.

Dal 1996 questi “paesaggi costruiti”, contenuti in un ecosistema unico di risonanza internazionale, sono in parte protetti dal Parco Nazionale dell’ Arcipelago Toscano e da numerose direttive europee. Un Parco Nazionale ormai consolidato, che ho avuto il privilegio di presiedere fino al 2002-, attorno al quale deve crescere la partecipazione istituzionale e sociale, allargando la consapevolezza delle sue straordinarie valenze educative , ecologiche ed economiche.

Ho letto la pre-stampa di “ Arcipelago nascosto” nella mia casa di Pomonte, durante gli ultimi giorni di agosto, quando lo scirocco cede al maestrale, e si annunciano le luminosità, le trasparenze e i colori magici del settembre. Davanti a me lo scoglio dell’Ogliera, attorno al quale generazioni di pomontinchi sono andati a “raccogliere” l’ Anemone sulcata: “l’ animale- fiore” che sboccia negli scogli e nelle radure ghiaiose delle praterie di Posidonia. All’orizzonte, verso sud , la montagna granitica di Montecristo, con la sua Grotta del Santo, la sua Abbazia, la piccionaia, il giardino, gli orti,l’agrumeto di Villa Taylor e dei suoi custodi. L’Africhella, con il suo faro, dobbiamo immaginarla lontana a filo d’acqua, prima di vedere il piatto profilo di Pianosa e, percorsi i crinali dei monti della Corsica , il grande vulcano di Capraia. Pianosa e Capraia, due isole mirabili unite dai resti delle loro prigioni, dei loro muri a secco, giardini, agrumeti, vigne, oliveti. Due isole che nel lontano passato subirono gli assalti e le devastazioni di Barbarossa e di Dragut, e che ancora oggi devono subire quelle di una troppo estesa incuria e abbandono, poiché come è stato scritto: “…lo Stato chiuse il carcere e buttò via le chiavi” . Senza più ritrovarle, nonostante i concreti progetti di recupero e salvaguardia elaborati dal Parco Nazionale e dalle istituzioni del territorio.

“Arcipelago nascosto” è la cronaca di un viaggio nella natura e nella storia delle isole dell’Arcipelago, alla scoperta di angoli celati , di paesaggi , di storie e tradizioni, scolpiti e narrati dalla natura dei luoghi, dalle vicende della “storia maggiore” e dal duro lavoro di quella minore. Una rigorosa “ guida” scientifica , che si legge con il fascino e l’immaginazione di un bel romanzo. Pagine che tutti i “ viaggiatori leggeri” che si accingono a visitare l’ Arcipelago dovrebbero mettere nel loro zaino. “Arcipelago nascosto” è anche uno stimolo affinché si ritrovino le chiavi di Pianosa e Capraia ; si estendano le aree marine protette anche attorno al Giglio e all’Elba; si contrastino gli “inquinamenti e gli sfruttamenti marini e terrestri”; si contenga le fragilità ed i rischi monoeconomici del turismo balneare estivo sviluppando il turismo pluristagionale naturalistico e culturale e le attività produttive e di ricerca : verdi, tecnico-scientifiche e informatiche In sintesi, si operi affinché i giovani non siano costretti a migrare e affinchè cresca la cultura e la cura dell’ambiente, prima di giungere ad un punto di non ritorno- sociale, ecologico ed economico, di un pezzo di Mondo che è, e deve restare, uno degli angoli più belli del Pianeta Terra.
P.Muscari e M.P. Cunico: Arcipelago nascosto .Leo S. Olschki Ed. Firenze, € 19

G. Tanelli – Università di Firenze

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