Un secondo disastro, annunciato e anticipato da lettere, segnalazioni, articoli, foto, è alla fine accaduto.
Alla fine della spiaggia, nella Rada di Portoferraio, che da Magazzini va alla Punta del Predicaio costeggiando il muro ottocentesco di cinta della tenuta storica La Chiusa, il crollo di una trentina di metri di pietre, muro e fondamenta ha domenica sera avvertito i residenti del piccolo borgo con un boato.

L’abbondanza di posidonia spiaggiata e di rifiuti sparpagliati, le voragini aperte sulla spiaggia e la precarietà crescente delle secolari tamerici lungo tutto il sentiero testimoniano che le onde hanno sbattuto in realtà con forza dal parcheggio comunale fino agli appartamenti della stessa Chiusa. Le foto sono il documento più efficace per dimostrare la situazione.

Con il molo della Darsena Medicea alla Porta a Terra – in centro città – già sotto o al pelo dell’acqua ogni volta che arriva una perturbazione, un pezzo dopo l’altro sta scomparendo il litorale portoferraiese, continuando ben oltre San Giovanni e le Grotte.

L’emergenza, con cui l’amministrazione precedente del Comune di Portoferraio si era confrontata, ma in maniera incompleta, richiede un sincero interessamento, anche a fronte dei reali finanziamenti che la Regione Toscana mette a disposizione per progetti operativi.

Quale sia il danno per la zona, per i residenti e i visitatori, all’ambiente, alla cultura, a proposte e itinerari in corso tuttora in attesa di attenzione istituzionale, all’economia agricola e vitivinicola, turistica e imprenditoriale, niente è più come prima.  Per progettare interventi, serve ormai affrontare in maniera responsabile e integrata le conseguenze del cambiamento climatico e le scelte di sviluppo economico che, inesorabili, coinvolgono profondamente la nostra vita.  La Rada con le sue coste, ogni sua sponda, nel semicerchio perfetto che la caratterizza da una parte all’altra del golfo, siamo noi, è la nostra ricchezza, la nostra vita.

 

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