Queste opere fanno parte di una serie di lotti venduti all’asta a Firenze il 23 aprile. Pubblichiamo alcune opere di Lloyd, alcune di queste ambientate all’Elba, e un’opera di Felice Carena, anche lui solito trascorrere sull’isola le sue vacanze, e in particolare a Procchio.

Lewlyn Lloyd  (Livorno 1879 – Firenze 1949) MARINA CONTRO IL MONTE PERONE

olio su tavoletta, cm 26,5×36,5

firmato e datato 37

sul retro: datato 7 agosto 1937

“Nel 1913, anno nel quale acquista una casetta a Marciana Marina, Lloyd presenta alla seconda esposizione Livorense, numerosi lavori di soggetto elbano con buon successo di vendite. La sua tavolozza, personalissima, inconfondibile, si è fatta ora quanto mai luminosa e i colori squillanti, smaltati, accompagnano un disegno preciso e nitido più di sempre, cercato e ottenuto attraverso l’uso sapiente del colore. […] Nella tranquillità della sua casetta ribattezzata Il Paradiso, corrono gli anni Venti, sempre più spesso si dedica alla natura morta, al ritratto, agli interni, ma saranno sempre Marciana Marina, Procchio, il retroterra marcianese, il porto, le barche, il mare a rappresentare la fonte principale di ispirazione: le piccole tavolette come le opere più impegnative dipinte in quegli anni colgono mirabilmente e fedelmente l’atmosfera elbana nell’accecante luce dei meriggi estivi nelle incerte ombre serali, con efficacia fermano il pigro frangere del mare in bonaccia come il fremito dell’onda per l’improvvisa raffica.”
Cit. da F. Donzelli, Llewelyn Lloyd, 1995, p. 85.

385 Lewelyn Lloyd (Livorno 1879 – Firenze 1949) MARINA CON BARCA DI PESCATORI

olio su compensato, cm 36×27

firmato e datato 36

Si veda per confronti due opere di analogo soggetto in: Da fattori a Novecento, opere inedite dalla collezione Roester, Del Greco, Olschki, Perugia 2012, tav. 89-90

€ 14.000/18.000
“Dal suo antico maestro il pittore livorenese Guglielmo Micheli, abile marinista particolarmente apprezzato dallo stesso Fattori, cui tanto era caro, Lloyd aveva appreso come rendere la superficie marina nei suoi mille mutevoli momenti, come dipingere e soprattutto disegnare le navi, le vele, gli alberi, i pennoni e quei cento particolari che fanno un veliero, particolari apparentemente insignificanti per i profani, ma importantissimi per i marinai. Tanto consapevole di ciò da annotare nei suoi appunti “[…] Ci sono regole nell’arte marinara, che è in un certo senso architettura, ci sono leggi di equilibrio e c’è la nomenclatura per il sartiame ed i pennoni e i buttafuori, che l’uomo di mare deve riconoscere in un dipinto, sia pure se una sola pennellata ne definisce il contorno e la macchia”

Cit. da F. Donzelli, Llewelyn Lloyd, 1995, p. 86

 

388 Llewelyn Lloyd (Livorno 1879 – Firenze 1949) PINETA DI SAN ROSSORE

olio su tela, cm 50×73

firmato e datato 33

sul retro del telaio: firmato, datato e titolato

€ 16.000/20.000

Per oltre un secolo e mezzo, fino al 1748, la parte della Tenuta di san Rossore fu di proprietà della nobile famiglia dei Riccardi che vi fecero costruire una Torre distrutta nella Seconda Guerra Mondiale dai tedeschi. Dopo la morte di Gian Gastone, ultimo Granduca della Famiglia de’ Medici, ad essi subentrarono gli Asburgo –Lorena nel 1732. I nuovi sovrani di Toscana vollero acquistare formalmente la Tenuta di san Rossore, rilevandola dal Capitolo dei Canonici della Chiesa Primaziale di Pisa, incontrando molta resistenza. I Lorena si occuparono di grandi opere di bonifiche nel territorio e si deve a loro l’introduzione, nel 1771, del pino marittimo sulle fasce dunali più prossime al mare per difesa contro il libeccio e successivamente, l’impianto delle pinete da pinolo nelle pasture e nelle macchie più interne, grazie ad interventi di bonifica per colmata di zone palustri in prossimità della località Piaggetta e delle Lame di Fuori. Pietro Leopoldo II di Lorena curò la sistemazione del viale che da Pisa porta alle Cascine vecchie, facendovi apporre alle due estremità quattro statue di soggetto mitologico, due delle quali ancora oggi esistenti presso il Ponte alle Trombe. Nel 1788 ebbe invece inizio la costruzione dei viale che dalle Cascine vecchie vanno rispettivamente alle Cascine Nuove e alla Sterpaia.Nel periodo napoleonico la dinastia lorenese abbandonò la Toscana , annessa all’Impero francese e San Rossore venne affidata alla sorella di Napoleone, Elisa Bonaparte Baciocchi, Duchessa di Lucca e principessa di Piombino che fece portare dalla Maremma dei cinghiali allo scopo di potenziare l’attività venatoria. Ma purtroppo in quegli anni la tenuta subì gravi danni al patrimonio boschivo e faunistico poiché fu selvaggiamente sfruttata dai militari francesi. Con la sconfitta di Napoleone e il ritorno dei Lorena la tenuta ricominciò ad essere valorizzata assumendo sempre di più ruolo di rappresentanza. Il Granduca Leopoldo II iniziò la costruzione del viale del Gombo fino ad arrivare al mare nel 1837.L’anno successivo incaricò Gaetano Ceccherini di costruire uno stabilimento balneare pubblico accessibile tramite il viale di Marina e nel 1848 fece costruire lo chalet del Gombo ad uso personale .Leopoldo II fece ristrutturare il Monastero di San Lussorio e costruì la villa di Cascine Vecchie tutte rase al suolo nella II Guerra Mondiale. Nel 1829 il granduca ordinò anche la realizzazione di una pista per le corse a cavallo da considerarsi il primo nucleo dell’ippodromo di San Rossore. Durante il periodo lorense la tenuta fu sempre accessibile al pubblico. Con l’avvento dell’Unità d’Italia la tenuta diventò invece proprietà dei Savoia che la chiuse al pubblico e divenne invece riserva di caccia e sede di una pregiata scuderia per l’allevamento di cavalli purosangue. Nel 1869 il re, quasi in punto di morte, celebrò a San Rossore le nozze con Rosa Vercellana, detta la bella Rosina.

389 Llewelyn Lloyd (Livorno 1879 – Firenze 1949) L’ABSIDE DI SANTA MARIA NOVELLA. (MATTINO)

olio su tavola, cm 36×27

firmato e datato 36

sul retro: datato 15 novembre 1936. Catalogato su L. LLoyd, Tempi andati, 1949, p. 154. Si tratta dell’abside di una delle più importanti e antiche chiese di Firenze, la piazza prospiciente è l’attuale piazza Stazione

Bibliografia: F. Donzelli, Llewelyn Lloyd, Legnano 1995, tav. CXCII, p. 370

€ 15.000/20.000

La vecchia stazione di Firenze Maria Antonia, così intitolata in onore della moglie del Granduca Maria Antonia di Borbone delle due Sicilie, era stata inaugurata nel 1848 e progettata da Enrico Pesenti. Costruita molto a ridosso dell’abside della chiesa di Santa Maria Novella, ne aveva sacrificato oltre che agli orti anche alcuni ambienti che facevano parte del convento, in particolare l’oratorio della confraternita di Gesù Pellegrino e le cappelle Alfieri e Brunelleschi. Lloyd cattura quindi l’immagine di Santa Maria Novella nel periodo in cui fervevano i lavori di ristrutturazione dello spazio adiacente alla chiesa, proprio dopo l’inaugurazione del nuovo complesso architettonico della stazione Santa Maria Novella. Al termine dei lavori la nuova stazione, progettata dal “Gruppo Toscano” di cui facevano parte: Giovanni Michelucci, Pier Niccolò Berardi, Nello Baroni, Italo Gamberini, Sarre Guarnieri e Leonardo Lusanna, fu inaugurata il 30 ottobre 1935 alla presenza del re Vittorio Emanuele III e del ministro Costanzo Ciano. E’ quindi probabile che il nuovo respiro prospettico riacquistato dall’abside di Santa Maria Novella ponesse la chiesa in una nuova luce, tanto che Lloyd nel 1936 così la immortalò.

 

Felice Carena (Cumiana 1879 – Venezia 1966) RITRATTO DI SIGNORA

olio su tela, cm 76×74

€ 6.000/8.000

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